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martedì 30 aprile 2013

    
      Malinconia         ( Giuseppe Ungaretti )

( Quota Centoquarantuno il 10 luglio 1916 )
 

Calante malinconia lungo il corpo avvinto
al suo destino
 
Calante notturno abbandono
di corpi a pien'anima presi
nel silenzio vasto
che gli occhi non guardano
ma un'apprensione
 
Abbandono dolce di corpi
pesanti d'amaro
labbra rapprese
in tornitura di labbra lontane
voluttà crudele di corpi estinti
in voglie inappagabili
 
Mondo
 
Attonimento
in una gita folle
di pupille amorose
 
In una gita che se ne va in fumo
col sonno
e se incontra la morte
è il dormire più vero
 



 

giovedì 21 marzo 2013



   AD ALCUNI PIACE LA POESIA   
                          ( di Wislawa Szymborska ) 

AD ALCUNI - 
 CIOÈ NON A TUTTI.
E NEPPURE ALLA MAGGIORANZA, MA ALLA MINORANZA.
SENZA CONTARE LE SCUOLE, DOVE È UN OBBLIGO,
E I POETI STESSI,
CE NE SARANNO FORSE DUE SU MILLE.

PIACE -
MA PIACE ANCHE LA PASTA IN BRODO,
PIACCIONO I COMPLIMENTI E IL COLORE AZZURRO,
PIACE UNA VECCHIA SCIARPA,
PIACE AVERLA VINTA,
PIACE ACCAREZZARE UN CANE.

LA POESIA -
MA COS'E' MAI LA POESIA ?
PIU D'UNA RISPOSTA INCERTA
E' STATA GIA' DATA IN PROPOSITO.
MA IO NON LO SO, 
NON LO SO E MI AGGRAPPO A QUESTO
COME ALLA SALVEZZA DI UN CORRIMANO.

            -----------------------------------------------

PREFERISCO IL RIDICOLO DI SCRIVERE POESIE,
                           AL RIDICOLO DI NON SCRIVERNE.


                     ( da possibilità di Wislawa Szymborska ) 
                                  
   

mercoledì 15 agosto 2012



   Meditazioni nOn cArteSiane


            



venerdì 20 luglio 2012



    Meditazioni nOn cArteSiane


                  AUTODAFE'




   [  _____________   ]
       Quando mi desterò
                     dal barbaglio della promiscuità
        in una limpida e attonita sfera

                Quando il mio peso mi sarà leggero

        Il naufragio concedimi Signore
                    di quel giovane giorno al primo grido

     [ Preghiera_Giuseppe Ungaretti ]

 ------


          Ha un cesto di rugiada
                               
   il ciarlatano del cielo 

       [  Imbonimento_Giuseppe Ungaretti ]            


domenica 15 luglio 2012


    da Letture 


quanto buio c'è
Sotto forma di case, semafori, pulviscoli
appunti di luce per svoltare a destra
la notte ricopre un'estensione
dalla tua casa alla mia casa

quanto buio c'è

azzerando la slot machine appena dopo il ponte
occhi modellati dal divieto di piangere vedono tutto               

 questa grande Babele che calmiamo
               versandoci del latte nel silenzio.
    Cosa sarà la presenza del mondo 
delle serrature dei rientri
                    dopo un film al centro commerciale
  Viale Certosa, Corso Sempione
    il parabrezza di questo videogame
una letteratura tenuta viva nel lampione
           sulla mia preoccupazione spenta
quando cerco tra il rumore delle chiavi
ogni sorta di raccolto nel prodigio
                      del sonno di una figlia ragionevole
pronta a impazzire.
                     Come si può spiegare chi siamo
il sangue nell'iride viola il territorio
la fragilità, il cinismo da scambisti
che passa nella vita di ciascuno per lasciarlo.

Dimmelo ora -
useremo le parole di un conforto
oltre la guerra - dimmi - la possibilità
di prendere a vivere così

a proposito di altri.


 
resterà solo la luce
Sgorgata dall'acqua dei cadaveri
solo la luce resterà impalata
dagli aironi sulla linea del mattino
il Custode sarà tra le rovine
la parte dura da non sollevare,
dalle fenditure dei tuoi occhi
le pieghe delle mani dotate
liquida la espelleranno dagli atlanti

i soli arriveranno a cerchi d'acqua
e a guardarli dal basso sembreranno pianeti collassati in scudo
                                

là allungherai il braccio
un compasso
    

per tutto il miglio che ci separa
    il domatore che si curva con la bestia si ripara 
per un'altra specie di demone.

                                                             Resterà solo la luce
                                                                             succederà anche agli uccelli
                                                                                                 alla corsa portentosa dei cavalli
                                                                                                             
                                                                                                     pietrificati.


cavalcando oltre la neve

Si dice il passaggio
sia anche la parte migliore dell'angelo
quando vengono le ombre a sollevare
- e sollevare è abbattere -
l'unico grande rumore di forma compatta.
Ritrovo il dettaglio
di devozione che tentavo
trapassando treni dai metrò
finestrini che rinfacciano i miei occhi
cavalcando oltre la neve
l'impronta fin dove la tua mano
solleva i gabbiani sfilandoli dall'acqua
come a estendere la sottile percezione
della mia disponibilità a morire
in tutti i cimiteri della Tracia
scansare da te le parole terminali

fare solo il viaggio

longitudini, autogrill
cose che trapassano nel mezzo
spostando il peso poi a chissà davvero dove.




giovedì 12 luglio 2012


 Clavicembalo ben teMperato



E del dolore
talvolta emergono
le punte.

Se impazza, è all'improvviso

o resta lì, muto
e sonnecchia :
ma sono strati ormai
pietrificati


  ( da  Siamo radici d’acqua__Roberta de thomasis )



Verso non so
finito e infinito
onda del Tempo
universo
navigo
confine, vertigine
illumina
ignoto
del tempo cresce
universo che pulsa
avanti, indietro
riecheggia
luce : c'è
un mistero.


 ( da  Conchiglie__Roberta de thomasis )


mercoledì 30 maggio 2012


    da Letture 

Guardare con perfetta anima

Guardare con perfetta anima
qualità - peso
una certa conduttibilità dell'umano
è soprattutto riconoscere
la primitiva predicazione del tempo
la pulizia che porta
questo grado che il presente sgombra
qualcosa di silenzioso e infallibile anche a me
mentre torno a casa
e non aspetto una scrittura anticipata
ma la vita che avviene

come una manna aperta
lenta
una lingua proporzionale alla mia bocca.








essenziale destinazione


Inizia questa notte come altre ombre dove le parole cambiano di nome e riformano nel buio la loro essenziale destinazione quando anche parlare buonanotte è l'operazione eccessiva di una luce.









Osso della sedia

Bevo nell’ osso della sedia senza tavolo
una tisana perfetta.
Tra poco anche questa sedia
verrà battuta.
Forse bisognava restare così
senza avere più nulla su cui poggiare i gomiti

per reimparare una postura.

Ho sempre avuto paura di uno strappo.
Mi trovo a meno di trent’anni
due figli e un matrimonio rotto.

Ed è la quarta casa che cambio in quattro anni.

Ma è silenzioso tenere tutti i pezzi in un intero.
Non emettere dolore.

Piove.

Senza più un suono su cui poggiare
una parola.


dove i salmoni risalgono le leggi



Voglio un campo da coltivare 
una terra sala della musica 
dove i salmoni risalgono le leggi e le frecce di bambù 
diritte come i giorni che verranno un campo di pupille rosse una terra aperta come un petto e intere mandrie di fulmini e intere religioni di alberi per l'Imperatore. 


 










distillazione stretta

Per non dimenticare l'inventario                                      
affinchè da me medesima 
io non sia visibile solo in senso lato
sono giunta a una distillazione stretta
- azione - abito - lavoro
più che formulazione radicale della mia corporatura
il peso complessivo di un luogo della mente
quella vista incombente quando si pensa a un intero
che non si legge tutto in una volta - ma si sente
dopo le frizioni con l'aceto
fino a non avere di ogni idea compresa una scrittura
ma lavar via l'amore dal limite astuto delle cose
quando tornerà visibile
la botanica del Figlio unicamente
per aver potato una parola al giorno.
Un gesto.